Agata e la tempesta di Silvio Soldini
Sergio Gatti

  

 
Agata e la tempesta intreccia storie d’amore e di scoperte. Agata è una libraia che s’innamora dell’instancabile Nico; Romeo è un rappresentante d’abiti innamorato della moglie costretta su una sedia a rotelle; Gustavo è un architetto affermato che sfascia il suo matrimonio e il suo lavoro dopo aver scoperto di non essere fratello di Agata, bensì di Romeo. Tutto s’intreccia e si mischia ai tradimenti "senza colpa" di Romeo, alle lampadine che Agata fulmina senza volere, ad un nuovo amore nordico per Gustavo che ritrova anche le sue origini.
Quasi un film corale che ritrova in parte le atmosfere (e gli interpreti, anche in alcuni ruoli secondari) di Pane e tulipani. Meno riuscito e un po’ più "svaporeggiante" della precedente commedia, il nuovo film di Silvio Soldini è un simpatico gioco narrativo, pieno di simbolismi, citazioni, rimandi, non sempre immediatamente interpretabili, ma che comunque nemmeno appesantiscono il generale andamento del film. Diciamo che guardando Agata e la tempesta si ha l’impressione di vivere una vacanza tra amici. Il film è insomma un lavoro spensierato, una storia che sembra avanzare con un movimento casuale, come un leggero e spensierato flusso di coscienza. Ad una visione fredda può essere visto come un film narrativamente discontinuo e, almeno in una certa misura, non si può non avvertire una sensazione di dispersione, come se qualcosa sfuggisse o mancasse. Se però ci si lascia coinvolgere a sufficienza dal suo mondo di colori (dato da un mix di elementi: le luci di Aldo Cattinari, i costumi di Silvia Nebiolo e la scenografia di Paola Bizzarri), Agata e la tempesta si lascia tranquillamente perdonare certi passaggi strani, certi dettagli poco chiari.
La regia di Soldini è come sempre a tono con ciò che vuole mostrare, capace di insolite composizione quasi-pittoriche (esemplare in questo senso l’inquadratura in cui tutti i lampioni della strada si spengono), e di creare attese e curiosità (quando lascia che i suoni anticipino ciò che ancora dobbiamo vedere, come nelle scene degli incidenti).
Grande plauso a tutti gli interpreti. Licia Maglietta (Agata) è spaesata, simpatica e spensieratamente disinvolta; Giuseppe Battiston (Romeo) è la perla del film, con la sua particolare filosofia di vita e quell’accento romagnolo che aumenta la naturale simpatia del personaggio; Emilio Solfrizzi (Gustavo) è un’indifesa anima in pena, qualcuno che cerca un senso per la sua vita, ma senza pesanti esistenzialismi. In fine ricordiamo Claudio Santamaria, l’innamorato poetico e combattivo di Agata; Monica Nappo, la dolce moglie di Romeo; Giselda Volodi, amica e collega di Agata; Marina Masironi, la moglie di Gustavo, forse il personaggio meno interessante e più sfuggente del film.
Agata e la tempesta è un film spesierato e leggero, ma niente affatto scontato. Simpatico e ideale più o meno per tutti.